CURIOSITA’ SONORE: IL BRIVIDO DEL FRISSON

Curiosità Sonore: il Frisson

Settimana scorsa abbiamo parlato del Duende (qui il link per rileggere l’articolo).

Mentre il Duende è un concetto estetico ampio e profondo, legato soprattutto al flamenco e alla tradizione spagnola, una sorta di forza emotiva, misteriosa e autentica dell’interprete, qualcosa che attraversa la performance e può coinvolgere chi ascolta, il Frisson è più specificamente la reazione psicofisiologica dell’ascoltatore davanti a un’esperienza musicale particolarmente intensa: brivido, pelle d’oca, formicolio, “brivido lungo la schiena”.

Il duende appartiene soprattutto a chi crea e interpreta; il frisson a chi ascolta e riceve.

E c’è un’altra distinzione interessante: il duende può provocare frisson, ma non ogni frisson nasce dal duende. Il frisson può essere provocato da un crescendo, un cambio armonico inatteso, una voce, un timbro, un ricordo, una sorpresa musicale.

Il frisson è come una sorta di “duende dell’ascoltatore”.

 

FRISSON

Il frisson è quel particolare brivido emotivo che può attraversare il corpo quando qualcosa ci colpisce profondamente: una voce, un accordo, un cambio armonico, un crescendo, una frase musicale, ma anche un’immagine o un ricordo.

 

Significato

Il termine frisson viene dal francese frisson, che significa letteralmente “brivido”, “tremito”, “rabbrividire”.

  • francese frisson ← dal verbo frissonner, “tremare, rabbrividire”;
  • è collegato al latino frigere, “essere freddo”, da cui derivano anche parole legate al freddo in altre lingue;
  • in francese frisson può indicare sia il brivido fisico (per il freddo, la paura, la febbre), sia quello emotivo, come quando qualcosa ci attraversa improvvisamente.

Ed è proprio quest’ultimo significato che è passato nel linguaggio della musica e della psicologia: il frisson musicale è quel particolare brivido corporeo provocato da un’esperienza musicale intensa — pelle d’oca, brividi lungo la schiena, sensazione di essere attraversati dalla musica.

La parola non significa originariamente qualcosa di specificamente musicale: la musica ha semplicemente appropriato un termine francese che descriveva già molto bene quella risposta corporea improvvisa all’emozione.

Rispetto al Duende: il frisson descrive soprattutto la risposta del corpo all’esperienza; il duende descrive invece una qualità/forza espressiva della performance. Possono incontrarsi, ma non sono la stessa cosa.

Nell’ambito musicale quindi è particolarmente interessante perché è uno dei fenomeni che spiegano perché una performance può emozionare fisicamente, non soltanto “suonare bene”.

 

Che cosa succede nel corpo

Il frisson viene spesso descritto come:

  • pelle d’oca;
  • brividi lungo la schiena o sulle braccia;
  • sensazione di calore improvviso;
  • leggero tremore;
  • aumento del battito;
  • sensazione di “apertura” emotiva;
  • talvolta lacrime o nodo alla gola.

Non è necessariamente la “bellezza”

Una cosa interessante è che il frisson non coincide semplicemente con “questa musica è bellissima”. Può comparire quando accade qualcosa di inaspettato. Per esempio:

una melodia sale lentamente → sembra che debba arrivare una nota → invece la voce rimane sospesa → poi entra improvvisamente una nota più acuta, con un cambio armonico.

Quello scarto può produrre il brivido. Ecco perché anticipazione e sorpresa sono fondamentali.

Personalmente mi accade di avere il frisson con artisti come Dalla, Elisa, Samuele Bersani, Radio Head, Hans Zimmer, Jeff Buckley, Pink Floyd, Nina Simone.

 

Frisson e voce

Qui secondo me si collega molto bene alle cose di cui parlavamo sul duende.

Una voce può produrre frisson attraverso elementi come:

  • un attacco leggermente imperfetto;
  • una nota che sembra sul punto di rompersi;
  • un cambio improvviso di intensità;
  • un vibrato che compare soltanto alla fine;
  • un respiro particolarmente esposto;
  • una consonante o una sillaba caricata emotivamente;
  • una micro-variazione di intonazione;
  • un crescendo che supera l’aspettativa;
  • una voce che improvvisamente diventa molto più vicina o vulnerabile.

E qui c’è una distinzione importante:

il frisson è la risposta dell’ascoltatore; il duende è una qualità della performance. Non sono sinonimi.

Una cantante può avere un enorme duende senza necessariamente provocare frisson in ogni ascoltatore. E una produzione può provocare frisson attraverso un meccanismo puramente musicale, anche senza avere particolarmente duende.

E la mappa si amplia:

Groove → corpo che vuole muoversi

Soul → percezione di autenticità/espressività

Duende → intensità, rischio, verità insita nella performance

Frisson → risposta fisiologica/emotiva dell’ascoltatore

E la cosa più interessante è che possono sovrapporsi. Un cantante può avere groove → soul → duende → e improvvisamente produrre frisson nell’ascoltatore.

 

Per un fonico

Il frisson non dipende soltanto dalla composizione o dall’interpretazione. Il mix può favorirlo o distruggerlo.

Per esempio, se una voce contiene una micro-esitazione, un respiro, una piccola asperità o un’improvvisa apertura dinamica, comprimendola eccessivamente puoi rendere tutto più uniforme.

Tecnicamente magari il risultato è “più pulito”. Emotivamente, però, si potrebbe eliminare proprio l’evento che avrebbe generato il frisson.

È uno dei motivi per cui, soprattutto nelle voci molto espressive, non tutto ciò che è un’imperfezione va corretto.

Quali sono gli intervalli, cambi armonici, tecniche vocali e fenomeni di produzione che sono più capaci di generare frisson?

Qui diventa davvero interessante per composizione, interpretazione e produzione.

 

Il frisson nasce spesso inaspettatamente

Il cervello costruisce continuamente previsioni musicali. Il frisson può comparire quando la musica fa qualcosa di:

  • inaspettato, ma non totalmente arbitrario;
  • sufficientemente importante da modificare la previsione;
  • emotivamente significativo.

È il famoso “non me l’aspettavo, ma adesso che è successo ha perfettamente senso”.

Questo è molto diverso da una semplice sorpresa. Samuele Bersani in questo senso mi ha sempre colpito molto.

 

La nota “troppo alta”

Pensa a una cantante che sta cantando una frase apparentemente normale. Poi arriva una nota che supera improvvisamente il registro precedente.

Non necessariamente una nota tecnicamente spettacolare. La cosa potente può essere proprio il fatto che per un istante pensiamo:

“Ce la farà?”

Quella piccola percezione di rischio è potentissima. E quando la cantante arriva alla nota, magari con una leggera instabilità iniziale, il cervello riceve contemporaneamente:

pericolo → tensione → successo → liberazione.

Questo è materiale da frisson.

 

E qui arriviamo alla voce

C’è una cosa che secondo me è fondamentale per il lavoro di registrazione.

Una voce perfettamente intonata, perfettamente compressa e perfettamente stabile può essere meno emozionante di una voce leggermente instabile.

Perché? Perché nell’instabilità ci sono informazioni. Una piccola oscillazione della frequenza fondamentale può comunicare:

“Questa persona sta facendo uno sforzo per raggiungere questa nota.” Il cervello non percepisce soltanto la nota. Percepisce l’atto di produrla. Ed è una differenza enorme.

 

Il “crack” della voce

Uno dei fenomeni più interessanti è il vocal break.

Immagina: “I loooooove you…” e proprio sul punto di massima intensità la voce cambia registro, si incrina leggermente.

Tecnicamente potrebbe essere considerato un difetto. Emotivamente può essere devastante, perché introduce una cosa che un sintetizzatore difficilmente può riprodurre spontaneamente:

vulnerabilità. Il cervello riconosce una voce umana che sta raggiungendo un limite.

 

Il respiro può fare la stessa cosa

Un respiro prima di una frase può essere musicalmente irrilevante. Ma se lasciato nel punto giusto, può diventare parte dell’espressione.

Per esempio:

silenzio
respiro
“Ricordo…”

Quel respiro dice implicitamente: “Questa frase mi costa qualcosa.” E quindi aumenta l’attesa prima ancora che arrivi la prima nota.

 

Il frisson, un fenomeno di “micro-tempo”

Una cantante può anticipare una parola di 20–50 ms. Oppure ritardarla. Non abbastanza perché l’ascoltatore dica: “È fuori tempo.”

Ma abbastanza perché il cervello percepisca una tensione temporale.

Per esempio:

strumenti:
TA — TA — TA

voce:
TA — TA — …TA

Quella minuscola sospensione può diventare emotivamente enorme. È una delle ragioni per cui il timing umano è così importante.

 

E qui frisson e groove si incontrano

Il groove funziona spesso proprio perché il musicista non è matematicamente perfetto.

Una batteria può stare leggermente:

  • avanti;
  • indietro;
  • dentro il beat;
  • fuori dal beat.

Il cervello percepisce una relazione dinamica. Quindi possiamo avere:

micro-timing → groove

e in determinati momenti:

micro-timing + aspettativa + sorpresa → frisson.

 

Il mix può amplificare tutto questo

Ed è qui che, secondo me, un fonico può fare una differenza enorme.

Immagina una voce che per 300 ms diventa improvvisamente più intensa.

Se la schiacci con un compressore molto aggressivo:

evento emotivo → uniformato

Se invece conservi quella variazione:

evento emotivo → percepibile

Una voce può sembrare improvvisamente più vicina semplicemente aumentando:

  • livello;
  • presenza;
  • transienti consonantici;
  • contenuto medio-alto;
  • rapporto dry/reverb.

Il risultato è quasi cinematografico: la voce viene verso di te. E questo può amplificare enormemente il frisson.

 

Il silenzio è forse il più potente di tutti

Una delle tecniche più efficaci è: togliere qualcosa proprio prima dell’evento.

Per esempio:

Piano + batteria + basso + voce

Piano + voce

SILENZIO

ENTRA TUTTO

Il cervello ha costruito un’aspettativa durante la sottrazione. Quando arriva il pieno, la risposta può essere fisica.

 

E adesso arriviamo al punto più profondo

Secondo me possiamo distinguere quattro livelli:

1. Informazione
“È arrivata una nota inaspettata.”

2. Emozione
“Questa nota significa qualcosa.”

3. Corpo
“Mi vengono i brividi.”

4. Trascendenza dell’evento musicale
“Per un attimo non sto più ascoltando una canzone: sto vivendo qualcosa.”

Il frisson è soprattutto il passaggio tra il livello 2 e il 3.

Il duende, invece, può contribuire a portarti dal 3 al 4.

Il duende può essere una delle cause. Il frisson è una delle possibili conseguenze.

 

Paradosso

Una musica completamente prevedibile può diventare noiosa. Una musica completamente imprevedibile può diventare caotica. Il massimo coinvolgimento spesso sta in mezzo:

prevedibilità + deviazione

Il cervello pensa: “So dove stiamo andando…” e la musica risponde: “…ma non esattamente nel modo che pensavo.”

Quello spazio microscopico tra aspettativa e realtà è uno dei territori più fertili per l’emozione musicale.

E la cosa bellissima è che non serve una produzione enorme. A volte bastano una voce, un respiro, una pausa di mezzo secondo e una nota leggermente imperfetta.

 

Esempi di Frisson

Ci sono alcuni brani in cui il meccanismo è particolarmente evidente. Non significa che tutti reagiscano allo stesso modo: il frisson è molto personale.

Il brivido può essere provocato da armonia, crescendo, timbro, voce, entrata improvvisa di un elemento, sospensione/risoluzione.

 

Hans Zimmer – Time

Time, un esempio da manuale.

Il motivo è semplicissimo, ma Zimmer lo fa crescere progressivamente: ripetizione → aggiunta di strati → aumento della densità → espansione dinamica.

Il frisson arriva soprattutto quando senti che qualcosa sta per esplodere ma viene continuamente rimandato.

 

Jeff Buckley – Hallelujah

Qui il meccanismo è completamente diverso.

Il frisson nasce dalla voce: registro, respirazione, fragilità, crescendo emotivo e soprattutto alcune aperture improvvise della voce.

È un caso interessante perché non è necessario un arrangiamento enorme: può bastare una variazione microscopica dell’espressione vocale.

 

Pink Floyd – Comfortably Numb

Soprattutto e’ da ascoltare il secondo assolo di David Gilmour.

Il frisson non deriva necessariamente dalla complessità tecnica: deriva da fraseggio, bending, sustain e timbro.

Una nota viene mantenuta e “spinta” fino a diventare quasi un evento fisico: il timbro e il modo in cui una nota viene fatta durare possono generare frisson senza che cambi praticamente nulla nell’armonia.

 

Beethoven – Sinfonia n. 9, IV movimento

Qui entriamo nel frisson corale/orchestrale.

Dopo una lunga costruzione, l’ingresso della voce e soprattutto l’espansione dell’orchestra.

È il principio:

attesa → ritardo → accumulo → liberazione.

 

Nina Simone – Feeling Good

E qui mettiamo in gioco il concetto di duende. Nina Simone può produrre frisson non perché faccia qualcosa di spettacolare, ma perché la voce sembra avere una densità emotiva enorme.

La differenza è sottile:

il duende è nella presenza dell’interprete; il frisson è ciò che quella presenza può provocare nel corpo dell’ascoltatore.

 

Sigur Rós – Svefn-g-englar.

Qui il frisson è quasi tattile: voce, riverbero, armoniche, crescendo lentissimi e soprattutto il rapporto fra silenzio e densità sonora.

È interessante perché dimostra che non serve una melodia “emozionante” in senso tradizionale. Può bastare la trasformazione graduale del campo sonoro.

Una cosa importante

Se ascolti questi brani cercando “dove mi viene la pelle d’oca?”, probabilmente scoprirai che non sempre coincide con il momento musicalmente più spettacolare.

A volte il frisson arriva un secondo prima della risoluzione.

Ed è proprio lì che diventa interessante: il cervello sembra reagire non soltanto al suono presente, ma alla previsione di ciò che sta per arrivare.

 

Analisi del frisson in un brano dei Radio Head

Exit Music (For a Film) è quasi un laboratorio naturale del frisson: il brano costruisce la risposta corporea attraverso attesa, incremento della densità, registro, armonia, timbro e dinamica.

0:00–0:25 — la preparazione del corpo

La voce entra in un ambiente estremamente rarefatto.

Non c’è ancora un grande evento musicale. Anzi, c’è vuoto.

Questo è fondamentale: il frisson non nasce necessariamente dall’intensità, ma dal contrasto fra ciò che c’è e ciò che potrebbe arrivare.

Tecnicamente:

  • poche componenti spettrali;
  • dinamica relativamente contenuta;
  • voce molto esposta;
  • riverbero che crea uno spazio enorme;
  • armonia che non dà immediatamente una sensazione di completa stabilità.

Il cervello comincia a costruire una predizione.

Sta per succedere qualcosa.

0:25–0:55 — la voce comincia ad accumulare tensione

Thom Yorke mantiene una vocalità apparentemente fragile.

Ma ascolta soprattutto la microdinamica della voce.

Non è semplicemente “piano → forte”.

Ci sono piccole variazioni di:

  • pressione;
  • intensità;
  • apertura delle vocali;
  • vibrato;
  • durata delle note.

Il sistema uditivo comincia a percepire una crescita emotiva prima ancora che esista una vera crescita orchestrale.

Questo è uno dei meccanismi più interessanti del frisson:

il corpo può anticipare l’evento musicale.

~0:55–1:20 — entra la prima vera espansione

Cominciano ad aggiungersi elementi.

La cosa importante non è soltanto cosa entra, ma quanto cambia il rapporto fra suono e silenzio.

Il campo sonoro si riempie.

Il cervello registra:

densità ↑
energia ↑
aspettativa ↑

ma la liberazione non arriva ancora. Questa è una tecnica potentissima:

tensione senza risoluzione immediata.

~1:40–2:30 — il crescendo diventa fisico

Qui secondo me comincia il vero lavoro sul corpo. Il brano aumenta progressivamente:

  • densità armonica;
  • contenuto in basse frequenze;
  • energia RMS percepita;
  • numero di componenti simultanee;
  • ampiezza;
  • saturazione/densità timbrica.

Ma soprattutto aumenta la continuità dell’energia. Il suono diventa una massa crescente. Ed è proprio questo che può produrre pelle d’oca.

~2:30 — il punto cruciale

Arriva la grande espansione. Qui avviene qualcosa di molto interessante: il brano finalmente paga il debito creato nei due minuti precedenti.

Il cervello aveva previsto:

accumulo → accumulo → accumulo → rilascio

e finalmente riceve il rilascio.

Questa è una delle condizioni classiche del frisson. Ma c’è un’altra componente: il salto di scala. Passi da una percezione quasi intima a una percezione fisicamente grande.

È come se improvvisamente la stanza diventasse più grande.

~2:50–3:20 — perché può venire la pelle d’oca

Qui entrano in gioco diversi meccanismi contemporaneamente.

 

Crescita energetica

Il sistema nervoso registra un cambiamento improvviso rispetto al livello precedente.

 

Spettro

L’ingresso di basse frequenze e armoniche superiori aumenta enormemente la quantità di energia percepita.

 

Contrasto

Il cervello confronta:

prima = quasi niente
adesso = enorme

Il contrasto è molto più importante del livello assoluto.

 

Previsione

Hai passato minuti ad aspettare qualcosa.

Quando arriva, la risposta può essere molto più forte.

 

Sincronizzazione

Batteria, basso, armonie e voce cominciano a muoversi come un unico organismo.

Questa coerenza temporale può essere potentissima. Il frisson non è semplicemente “emozione”. È più vicino a: emozione + sorpresa + previsione + contrasto + risposta fisiologica.

Ed è per questo che un mix può essere tecnicamente impeccabile e tuttavia non produrre frisson.

Se si rende tutto:

  • pieno;
  • compresso;
  • brillante;
  • presente;
  • grosso;
  • costantemente intenso;

si elimina il contrasto. E senza contrasto diventa molto più difficile creare il brivido.

 

Cantante vs Artista

Una brava cantante può avere:

controllo 
abilità 
potenza 
precisione 
personalità 

ma non necessariamente:

pericolo 
vulnerabilità 
imprevedibilità 
necessità 

E proprio queste ultime quattro cose possono essere fondamentali per essere un vero artista. La musica più intensa non è sempre quella che sentiamo di più, ma quella che, per un istante, sentiamo anche sulla pelle.

Forse è anche per questo che continuiamo ad ascoltare musica.

R.B.

 

 

Gli articoli del TUMTUM Studio già pubblicati li puoi leggere nella sezione Curiosità Sonore del sito.

  • Il Duende: una Voce a Rischio
  • L’Occhio Magico EM81
  • Quando un Suono diventa Iconico: Il Green Bullet
  • Come Togliere i Rumori Indesiderati
  • Il Gaì: un linguaggio in movimento
  • L’Audio Binaurale
  • Transistor o Valvolare?
  • Il fischio: perché il suo timbro è uguale per tutti?
  • Le Estensioni Vocali
  • Il Boom Sonico
  • Il Suono e il Rumore
  • Levitazione Acustica
  • Le Cuffie Chiuse e Aperte
  • Le Pause
  • L’Orecchio Assoluto e Relativo

 

Gli argomenti di Curiosità Sonore sono presentati in modo semplice e accessibile, con l’intento di stimolare la curiosità del lettore e invogliarlo ad approfondire il tema.

Share